Marco è stato vittima di un errore medico. A seguito di una vista medica specialistica con un chirurgo ortopedico e all’esecuzione dei necessari accertamenti strumentali di rito, gli viene diagnostica una massa femorale da asportare con urgenza, in ragione delle sue caratteristiche e della posizione che occupa, il femore.
Dopo qualche giorno viene programmata l’operazione in tutta urgenza presso la struttura sanitaria dove lavora il medico. Marco ha piena fiducia nei professionisti che lo seguono. L’operazione, all’apparenza, è perfettamente riuscita. Il medico riferisce al paziente che dovrà solo effettuare dei controlli programmati.
Tuttavia all’esito di questi controlli il malato scopre che la massa era ancora lì e non era mai stata asportata, come confermato da diversi tecnici ed esperti. Marco allora ritorna dal chirurgo ortopedico che lo ha operato per un nuovo consulto. Il Dottore, non senza qualche imbarazzo, parla di una a dir poco improbabile “recidiva” della massa, perfettamente identica alla prima.
A questo punto il paziente non ha più fiducia e chiede copia della sua cartella clinica per sottoporla ad un medico legale. Dall’esame risulterà che, non solo la massa non è mai stata asportata chirurgicamente, ma è stato asportato tutt’altro, una piccola massa posta altrove, e di cui non è nemmeno mai stato fatto esame istologico. A questo punto sono evidenti l’errata diagnosi, l’errato intervento chirurgico e l’errata scelta del piano terapeutico. Alla luce di quanto sopra, pertanto, Marco si è rivolto al nostro studio.
Dopo il nostro intervento la struttura ha immediatamente provveduto a risarcire il paziente definendo la sua posizione. Diversamente il medico, rimasto in contumacia sia nel giudizio, che nel tentativo obbligatorio di mediazione, non ha intenzionalmente mai reso la sua versione dei fatti, forse per il timore di una responsabilità al di là di quella civile, a fronte ad un evidente caso di malasanità.


