Il genitore di Asia, minore di quattordici anni, viene in possesso del cellulare della figlia e, notati alcuni messaggi e stati su WhatsApp provenienti da un numero il cui stato rappresenta una persona adulta di sesso maschile, chiede spiegazioni alla minore.
La figlia riferiva che da qualche mese riceveva messaggi e stati da questa persona che risultava essere il padre di una sua amica, poiché, mesi prima, si era recata presso il domicilio dell’amica per studiare.
Riferiva altresì di non aver parlato con nessuno di questo fatto poiché aveva paura di rovinare il rapporto di amicizia con l’amica. Si trattava di lusinghe, apprezzamenti e poesie dedicate a lei, perpetrate per diversi mesi, tutti i giorni, più volte al giorno.
Il padre sporge querela e dopo pochi giorni la Procura dispone la perquisizione personale e domiciliare dell’uomo indagato. Vengono sequestrati il cellulare e il PC poiché contenenti materiale pedopornografico. Al processo penale nei confronti di questa persona, i genitori della minore si costituiscono parte civile e, dopo il dibattimento, l’uomo viene condannato alla pena prevista dal capo
di imputazione, con uno sconto di pena di un terzo poiché viene giudicato con il rito abbreviato. La parte civile ha da poco iniziato il giudizio civile per il risarcimento del danno nei confronti della minore.


