Cinzia lavora come segretaria in uno studio di odontoiatri. I due fratelli l’avevano assunta molto giovane e regolarmente inquadrata quando il centro aveva appena aperto. Negli anni Cinzia era stata un dipendente modello, al punto da guadagnarsi la fiducia del datore di lavoro che le aveva finanche concesso le chiavi dell’ufficio poiché era lei la prima ad arrivare al mattino. Chiavi che, oltre a Cinzia, avevano solo i due medici.
Un giorno però accade qualcosa di strano. Uno dei due fratelli convoca Cinzia in direzione sanitaria e le comunica in modo diretto e deciso che lei era licenziata, doveva restituire le chiavi ed attendere una lettera dove le avrebbero anche chiesto i danni, salvo provvedere a denunciarla. Cinzia, incredula, torna a casa e racconta tutto al marito sindacalista.
La vicenda, però, è troppo personale per affidarla al proprio sindacato così decide di accompagnare la moglie al nostro studio per proporci di assumere la sua difesa. Abbiamo subito impugnato il licenziamento verbale, poiché illegittimo e rivendicato tutte le differenze paga maturate negli anni dalla lavoratrice, oltre alle competenze di fine rapporto non percepite. Ovviamente il tutto con riserva di sollevare querela per calunnia ove Cinzia fosse stata accusata di condotte infamanti poiché del tutto infondate. Ebbene anziché ricevere dal datore di lavoro i motivi del licenziamento intimato alla lavoratrice, è pervenuta una proposta transattiva pienamente soddisfacente per la nostra cliente. La vertenza, dunque, si è conclusa con una conciliazione sindacale ed il pagamento delle spese legali sostenute da Cinzia.


